Critica

Presentazione a cura della Galleria Agora Gallery- New York City- Chelsea

 

Per la pittrice italiana Stefania Nesi, il principio guida che soggiace  alla creazione di un’ opera d’arte è il legame tra il colore e l’inconscio.  La Nesi indica la Teria dei Colori di J. W Goethe come testo guida per la sua esplorazione nella pittura dell’impatto psicologico che il colore ha sull’emozioni. Per Nesi l’arte è lo strumento che conduce alla contemplazione spirituale. La sua opera è il riflesso di questa filosofia, quando le combinazioni di colori dettati dagli stati d’animo si materializzano in forme sia figurative che astratte generando intriganti strutture emotive. Colpi di pennello sia lievi che potenti riempiono le sue tele di ricchi colori primari che fanno da sfondo a figure e granelli  lucenti e dorati, ed il contrasto che ne deriva regala a ciascuna opera un’ aria per lo più medioevale, quasi di  un’ autorità religiosa o manarchica. Come lei stessa afferma, lei vuole dipingere , ” il mistico e l’invisibile che soggiace ad ognuno di noi”.

 

Stefania Nesi è nata e risiede in Italia. Oltre alla sua attività come pittrice, svolge la professione di giurista a Firenze.

 Agora Gallery- New York City- Chelsea

 

 

 

 

Presentazione a cura di Massimo Rollino

Consigliere delegato alla Cultura e alla Formazione Istituzione del Comune di Sesto Fiorentino “SestoIdee”

 

“Una mostra dedicata a una giovane pittrice di talento, Stefania Nesi, un’artista che ha la capacità di trasmettere emozioni importanti con un abile gioco tra la fantasia ed i colori.
Guardando i dipinti si intuisce come sia riuscita ad armonizzare le passioni del suo messaggio con una tecnica che esprime la delicatezza degli stati d’animo, realizzando immagini che rammentano esplosioni di luminosità interiore e nostalgie consapevoli.

 

Nei 13 quadri esposti si ravvisa un’energia positiva, pronta a cogliere spunti e suggestioni ed in particolare la donna nella copertina del catalogo è un’espressione raffinata e profonda di una pittura contemporanea che va oltre i canoni ordinari con una propulsione di idee espresse con nuovi codici visivi.
Il filo conduttore che collega le sue opere rivela una instancabile ricerca dell’armonizzazione dei colori, di quella fresca immediatezza e trasparenza che è dei giovani pittori.

 

Ogni quadro esposto riveste i panni di un’esperienza che esplora nuovi confini artistici, ogni pennellata è un nuovo passo in avanti nello sconfinato spazio dell’arte contemporanea suscitando le emozioni che solo l’arte, in tutte le sue espressioni più vere, è in grado di dare.
Un progetto culturale così complesso ed articolato non può svilupparsi senza sforzi e perciò all’artista va, in qualità di amministratore che si occupa di Cultura, il mio senso di gratitudine oltre ad un sincero apprezzamento per questo evento culturale che ha arricchito il nostro territorio.”

Massimo Rollino

Consigliere delegato alla Cultura e alla Formazione Istituzione del Comune di Sesto Fiorentino “SestoIdee”

 

 

 

 

Presentazione a cura Galleria Fattori Arte di Patrizia Fattori

 

“ Lo spazio e il tempo, confinati in una realtà ambigua e falsata non soddisfano nè l’occhio nè il cuore. Gli stimoli che riceviamo davanti a un’ opera  devono stupirci, coinvolgerci e poi affascinarci, altrimenti fanno parte del banale. Le sensazioni che dovremmo ricevere da un’opera sono quelle che ci portano oltre, che ci fanno perdere e ritrovare evocando sogni e spazi che superano non solo la realtà, ma anche l’immaginario comune. Davanti a un’opera di Stefania ci chiediamo: cosa c’è oltre il tempo? Oltre lo spazio? Oltre le stelle? E queste opere ci danno una risposta perchè non vi è spazio più profondo di quello che dipinge Stefania, dove il tempo non esiste. Vi sono in queste opere profondità infinite delle quali non si tocca mai il fondo, sia che rappresenti uno stagno o un cielo. Nelle cattedrali la luce e la nebbie le rendono irraggiungibili. I fondi vibrano, le sue creature fremono, tutto ci racconta la magnificenza e lo splendore di ciò che non ci può appartenere in quanto il nostro possedere ci appaga, mentre ci sono cose che non potremo mai avere e mai comprendere.” 

Galleria Fattori Arte di Patrizia Fattori

 

 

 

Presentazione critica a cura di Giulia Ballerini

 

“La possibilità di una forma libera da schemi senza alcuna pretesa di rappresentazione, svincolata dai parametri della mimesi, era la prerogativa alla base della ricerca dell’Informale, movimento che interessò l’Europa, ma non solo, come risposta alla crisi generata dalla seconda guerra mondiale. Passioni, tensioni e disagi saranno da allora espressi nel modo più spontaneo e violento possibile, contro ogni regola normalmente accettata e al di fuori di qualsiasi schema precostituito.

 

Nei lavori di Stefania Nesi non sappiamo se questo sia un retaggio consapevole, un’ispirazione voluta, o se sia piuttosto un’assimilazione inconscia di un processo compositivo che ci riporta alla mente il movimento artistico in questione, per associazione stilistica. L’impressione è che Stefania possa aver guardato alle opere di Pollock piuttosto che a quelle di de Kooning, ma il risultato è un’interpretazione tutta personale dell’informale. Nel senso che la materia non ha più una forma definita, diventa espressione di un proprio sentire, senza conoscenza razionale. Senz’altro più probabile per Stefania sarà stata l’influenza esercitata dalle teorie di Rudolf Steiner e l’antroposofia, filtrata attraverso l’insegnamento della pittrice Fiorenza De Angelis – ovvero una visione spirituale dell’arte basata sulla teoria del colore – presso la quale la Nesi si è inizialmente formata.

 

L’opera diventa dunque il risultato dato dagli impulsi dell’anima, da una parte, e dal mondo esteriore, dall’altra. L’esplosione dei colori che assale chi guarda le opere di Stefania Nesi è la liberazione, tramite una pittura gestuale, fatta di tante pen- nellate e spatolate sovrapposte, forti e decise, e l’espressione, da parte della pittrice, di un bisogno interiore, che nasce da dentro e si stempera sulla tela. È un’energia creativa che trascrive le sue sensazioni nell’opera, con un automatismo slegato, nella maggioranza dei casi, da qualsiasi intento descrittivo. In un certo senso, identità e colore, come recita il titolo di questa mostra. Ricordi, emozioni, stati d’animo, impulsi spirituali – quelle che Stefania definisce fluttuazioni – affiorano da queste opere, rafforzate dai sottotitoli che vengono in aiuto di chi guarda, quasi a fornire delle chiavi di lettura, degli stralci tratti dall’interiorità dell’artista. Il prodotto finale, dai toni accesi e violenti, restituisce all’osservatore un impatto visivo omoge- neo e armonico, un cromatismo che nell’insieme rende piacevole e interessante l’opera.

 

Non a caso, l’osservazione di queste tele mi ha riportato alla mente la teoria della “spiritualità dell’arte” di Kandinskij, in cui la dimensione spirituale e l’opera hanno un nesso strettissimo; egli sosteneva che il colore avesse due effetti: uno fisico, basato sulla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; l’altro psichico, dovuto alla vibrazione spirituale, prodotta dalla forza psichica dell’uomo, attraverso cui il colore raggiunge l’anima. Così, per Stefania Nesi, i colori sulle proprie tele sono espressione delle sue emozioni interiori: come tante note musicali, azionate dalle corde del suo animo, formano un concerto di suoni.”

Giulia Ballerini

 

 

Presentazione critica a cura di Gregorio Rossi

 

“……i quadri di Stefania Nesi devono essere definiti astratti, anche se in alcuni si intravedono figurazioni fiabesche, estremamente velate, come i ricordi sfumati del sogno.  Opere figurative estremamente particolari e personali, insieme a un’astrazione emozionale,per due mesi hanno dialogato con l’atmosfera di Palazzo Merati e con la sua storia, riuscendo ad interessare visitatori, pervasi dalla narrazione che questi quadri sono riusciti a trasmettere in maniera inquietante….”

Gregorio Rossi

 

 

 

Presentazione critica a cura di Salvatore Russo

 

” Una pittura che ha nell’informale segnico la sua rappresentazione più autentica. Una pittura che indaga la mente e ne proietta i suoi più intimi pensieri. Una pittura che rielabora il segno e lo conduce, così, su nuove strade. Questa è la pittura di Stefania Nesi; un’artista capace di ridare ordine al disordine del mondo.”

 Salvatore Russo

 

 

 

 

 

Presentazione critica a cura di MariaRosaria Belgiovine,  critico – direttrice Artexpò Gallery

 

“Energia del colore, motivo portante della sua emozione cromatica nel descrivere attimi di suggestiva espressione. Il linguaggio si fa essenziale, e segue l'inconscio consapevole delle intuizioni e delle energie percepibili”

MariaRosaria Belgiovine,  critico – direttrice Artexpò Gallery

 

 

 

 

 

Nota critica all'opera “Porta d'oriente”, 2013

acrilico e foglia oro, cm 170 x 50

a cura di Sandro Serradifalco

 

 

 

La porta d'oriente è racchiusa in ognuno di noi. Poichè  è semplicemente la porta verso l'affascinante difficilmente conoscibile.

Un insieme di cromie dorate, accese, richiamano il prezioso che è celato nel concetto di oriente visto come luogo di ricchezze.

Una concezione dal sapore antico che contrasta con quella moderna di oriente, luogo dove tutto viene eseguito con frenesia o ci si perde in conflitti sanguinosi.

La pittrice Stefania Nesi ha apprezzato e trasmesso la concezione antica, che è la più vera e la più fedele all'oriente storicamente  padre dell'occidente che pecca di presunzione quando si veste di superbia e superiorità.

Stefania Nesi è una pittrice che cerca nella materia la dinamica dell'esistenza; la sua è un'arte raffinata che attraverso la sapienza tecnica e la ricchezza concettuale riesce a rendere perfettamente la forza evocativa di luoghi, momenti e ricordi.

 

 

 

Nota critica a cura di Sandro Serradifalco,

 tratto dalla rivista “Effetto Arte”- Anno 4-numero 6- novembre/dicembre 2014 (pag. 178)-

diretta da Paolo Levi

 

 

 

 

 

 

Presentazione critica a cura di Valentina La Salvia

 

Prendiamo parte al dialogo che l’autrice[Nesi] ha acceso con se stessa e riviviamo questa esternazione necessaria e a tratti dolorosa. Le immagini - contenuto della vita vissuta - ingerite dal suo Io emergono attraverso una nuova e differente “luce”, come in Proust.

 

«Poso la tazza e mi volgo verso il mio spirito. È lui che deve trovare la verità. Ma come? Grave incertezza tutte le volte che lo spirito si sente superato da se stesso; quando lui, il ricercatore, è contemporaneamente il luogo oscuro dove deve cercare e dove tutto il suo bagaglio non gli servirà a nulla. Cercare? Non solo: creare. E di fronte a qualcosa che non esiste ancora, a cui lui può dar forma, può fare entrare nella sua luce» (Du côté de chez Swann, M.Proust, 1913).

 

La pittura è il mezzo attraverso il quale ella dà forma a queste fotografie interiori. Frammentarietà di rapporti temporali, casualità, istintività, odori, suoni, sapori.. l’esistenza stessa conduce alla emersione di un’immagine rispetto ad un’altra. Niente di personale, di volontario fin qui.

Dopo subentra la voglia di comunicare, non solo di chiarirsi ma esplicitare e aprirsi all’esterno. Perché l’essere umano è naturalmente portato al confronto con l’altro. La nuova immagine fissata sulla tela è davvero nuova e libera, mentre il processo che l’ha generata è la cura per colei che l’ha prodotto: in questa metamorfosi ha potuto comprendere e spiegare una parte di sé.

Cosa la conduce verso l’esterno, verso l’altro, è il colore, dominatore della superficie, condizionatore di linee e forme spesso informi. Stati d’animo vissuti e narrati in una gestualità che graffia la superficie, sgocciola cromie, costruisce la tridimensionalità: placide spianate d'oro; pericolose e corpose verticalità giallo-violacee accese dal rosso.

Talvolta si affaccia un residuo di figura, l’ombra dell’oggetto, suggestione di realtà, come la presenza dell’io dolente di Shadow, gli scafi abbandonati di Relitti, la parvenza di una sedia in Non ti muovere. Talaltra piccole luci si liberano dalle tenebre, in Stagno, e restituiscono l’esperienza fisica dei Fiori di notte o della luce invernale (Winter light).

Sogno di fine estate ci culla nell’illusione di un azzurro in cui si aprono squarci poco rassicuranti. Questo percorso nell’espressione artistica di Stefania Nesi è chiamato KAIROS, il termine greco del “carpe diem”, che al suo interno contiene un significato legato all’arte: quella piccola correzione, quella impercettibile sfumatura che favorisce la riuscita dell’opera.

Nell’iconografia classica il grande ciuffo proteso in avanti sulla testa calva di Kairos è lì pronto per essere afferrato, colto, acciuffato e giungere a una positiva conclusione. In questo salto verso l’ignoto solo una ragionevole consapevolezza del proprio tempo interiore conduce al buon esito personale. Interiore è il TEMPO che concede la metamorfosi di pensieri e sensazioni, INTERIORE è la memoria individuale che trasfigura le informazioni incamerate, interiore la spinta verso l’espressione materica.

 

Valentina La Salvia

 

 

 

Presentata da:

 

Paolo Levi, Salvatore Russo, Gregorio Rossi, Giulia Ballerini, Anita Valentini, Roberto Sabatelli, Patrizia Fattori, Massimo Rollino, Agora Gallery New York, Galleria Immagini Spazio Arte Cremona, Maria Rosaria Belgiovine di Arte Expò Gallery, Rosi Ranieri, Dino Marasà.